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Castello di Gropparello:
L' orto botanico

Tutto intorno alle mura del castello si conserva quel percorso suggestivo nato come camminamento di ronda dei soldati. Nel 1800, col gusto romantico per il Medioevo misterioso e per la natura selvaggia che sconvolge gli animi, questo percorso carico di fascino venne trasformato in una sorta di percorso interiore le cui guide spirituali sono alberi e fiori.
Infatti in questo periodo vennero seminate molte piante medicinali che si aggiunsero a quelle già esistenti, formando un orto botanico spontaneo molto particolare e ricco di suggestioni. La strada si inoltra nel bosco a nord, nella parte buia costeggiata dalla parete rocciosa. Il cammino inizia con l’ammonimento sibillino costituito dalla tacita presenza del ciliegio, che rappresenta la futura beatitudine e contempora-neamente la caducità della vita. Così si scende nel bosco, dove il compito di accogliere il pellegrino è stato affidato al Sambuco e al Pungitopo. Il primo è l’albero abitato dalle fate e dalle streghe, gli spiriti buoni e cattivi che accompagnano la vita umana. Col suo legno si costruiscono però flauti magici contro gli incantesimi nefasti. Il Sambuco rappresenta perciò il problema che reca in sé la soluzione. Il Pungitopo invece è l’amuleto del solstizio invernale, che nel freddo dell’inverno ha il potere di resistere, grazie alle foglie coriacee e intanto preannuncia l’arrivo del nuovo sole coi suoi frutti piccoli e rossi. Il pellegrino procede quindi meditabondo, e incontra svariate piante: l’Eufrasia, erba degli occhi; il Lichene d’Islanda, nutrimento invernale degli animali selvatici; l’Olmo, l’albero del sonno e della giustizia;il Frassino,l’asse del mondo; la Quercia, pianta della sovranità; la Robinia, pianta invasiva; l’Edera, colei che ti cattura e ti rende prigioniero. In questo modo si procede, passando lentamente dal buio alla luce. Dopo innumerevoli pensieri, dopo aver superato la metà del cammino, che corrisponde all’orlo del dirupo e alla parte più bassa,il pellegrino comincia a risalire, ed emerge alla luce come un uomo rigenerato.Qui ormai lo attende la vita, col calore del sole, il lavorio delle api, lo svolazzare delle farfalle e il profumo speziato dei fiori e dei frutti. Ad attenderlo ci sono i Melograni della prosperità, con i fiori a campanula rosso fuoco e i frutti autunnali giallo-arancio, che si spaccano sotto il sole, mostrando i cuori di grani sanguigni. Da sottoterra vigila l’Aglio,il potente amuleto che allontana il male,sia sotto forma di demoni o streghe,sia sotto forma di malattia.Dai margini del cammino spuntano curiosi gli occhi giallo intenso dell’Occhio di Bue,antico colorante dei tintori.Vicino ai fiori dell’aglio fanno capolino i sonnacchiosi Papaveri, fiori del blando oblio che favoriscono la meditazione. Dal pavimento erboso sorride dolce la Malva, simbolo dell’amore materno, col suo effetto calmante e rassicurante. Nella parete inclinata e rocciosa ondeggia l’Avena meditabonda nel vento.Il suo suono è il silenzio primordiale,il suo frutto è l’ antico nutrimento. E dal punto più caldo e soleggiato regna il rosmarino dal profumo stimolante,col timo, la menta e l’origano.Qui vivono anche il giallo Iperico, erba di San Giovanni,la pianta dai fiori sanguinanti,il cui olio è un potente antidepressivo, il Verbasco dalle proprietà emollienti e il sacro Olivo,il più antico simbolo dell’unione fra Uomo e Regno Vegetale.
Ecco le Gole che scendono di circa 80 mt sotto le mura del castello, dove il Vezzeno, ancestrale torrente capriccioso bagna le rive della valle dell’antico maniero.