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La chiesa parrocchiale di San Lorenzo martire
sorge isolata e più in alto di circa 25 metri rispetto al
borgo omonimo, tanto che il luogo, nei documenti antichi, è chiamato
con il nome di Stellato. Così risulta anche nella bolla del
16 maggio 1296, con la quale Papa Bonifacio VIII elenca le chiese
suffraganee dipendenti dalla pieve arquatese di Santa Maria: tra
queste figura appunto "Sancti Laurentii de Sancto Laurentio
seu Stelati." Ma sembra che anche il toponimo Monteruzzo o Monteruzzolo
sia da identificarsi con l'attuale San Lorenzo: Il Boccia infatti,
déscrivendo la località nel 1805, afferma che è divisa
in due centri: il primo, detto "la Villa" dista 200 tese
dalla chiesa e il secondo, detto "la Chiesa" è situato
sulla collina di Monteruzzo. Cinquanta tese a sud della chiesa (circa
85 metri), su un poggio, sorgeva "un castellaccìo, del
quale veggonsi pochi fondamenti." Il toponimo "Monteruzzo" compare
già in un atto del 7 maggio 1272, con il quale certo Andrea
de' Guerzi, originario di Castell'Arquato, essendo a Roma per l'incoronazione
di Gregorio X,fa testamento e lascia alla chiesa di Monteruzzolo,
presso Castell'Arquato alcuni poderi posti nel territorio di San
Lorenzo; trattasi però non della nostra chiesa, ma di quella
di san Bartolomeo di Monteruzzo, altra suffraganea arquatese. Nel
1209 i consoli di Piacenza autorizzano una derivazione d'acqua nel
rivo di Syono tra S.Lorenzo e Monte Ruzo. Quasi certamente questo
Monteruzzo o "Monte-rosso" corrisponde all'ultima parte
del rilievo collinare che si estende sulla destra dell'Arda e che
forse ha dato il nome all'omonimo vino; comunque la denominazione
di Monteruzzo, data alla località ove sorge la chiesa risulta
ancora usata.

L'attuale edificio, con l'abside orientata verso levante, rivela
la sua origine antica: si è visto infatti che la località è documentata
per lo meno dalla seconda metà del sec. XII, ed è ovvio
che un tale toponimo non possa che derivare da quello della sua chiesa.
Un secolo dopo il sacro edificio viene espressamente elencato, nella
citata bolla papale, tra quelli soggetti alla pieve arquatese. Non
bisogna neppure dimenticare che il culto di San Lorenzo fu assai
diffuso in tutto il medioevo, per lo meno dal V-VI secolo. L'antico
tempio romanico ha subito tuttavia nel tempo imponenti ristrutturazioni
ed ampliamenti, tanto che quello giunto a noi ha completamente mutato
il suo aspetto. La stessa facciata denuncia uno stile di gusto ecclettico
dichiaratamente evidenziato dai motivi ornamentali delle lesene e
dell'architrave che regge il timpano, al centro del quale si apre
un piccolo rosone, che sovrasta la bifora, separata dalla porta sottostane,
mediante un, alto architrave. La scansione verticale é ritmata
da quattro lesene, impostate su un alto zoccolo, che dividòno
il fronte in tre parti, di cui le laterali completamente prive di
elementi architettonici.
L'interno ad unica navata era coperto con la solita volta a botte
in laterizio, probabilmente divisa da archi trasversi in corrispondenza
delle lesene, ma questa fu demolita. perché pericolante, e
sostituita, nel 1957 con un solaio retto da tre travi trasversali
in cemento armato ed altre cinque a queste perpendicolari, che dividono
il vano in quattro campate, di cui la prima è quasi la metà delle
successive. Anche il pavimento in gres di colore grigio (rifatto
pochi anni più tardi) sostituisce quello in marmette esagonali,
che potrebbe ancora esistere al di sotto dell'attuale.
Due altari laterali, di cui il destro collocato in apposita cappella,
spezzano la continuità delle pareti, secondo il classico schema
che ritroviamo un po' in tutte le chiese ristrutturate dopo il concilio
tridentino. Entrambi dedicati alla Vergine, sono assai diversi tra
loro; infatti quello di sinistra, ricavato nello spessore del murò (dietro
il quale si sviluppa la casa parrocchiale) è un'elegante costruzione
in stucco con putti laterali, che reggono l'architrave sopra il quale
si sviluppa un motivo centrale, racchiuso fra due figure adagiate
su delle volute spezzate; al centro la nicchia con la statua della
Madonna entro un elaborata cornice barocca. Nella parte inferiore,
ove la mensa dell'altare (sporgente dal muro) è stata soppressa,
si conserva una statua lignea raffigurante il Cristo morto, entro
una finta grotta chiusa anteriormente da un vetro.
Assai più modesta la cappella sul lato opposto, con un altare
in graniglia di cemento di fattura scadente, come la balaustra anteriore,
sotto il quale è la scritta "ANNO MCMXXXIII" mentre
sopra la mensa, entro una nicchia, campeggia la statua della Vergine
con il Bambino. La volta a vela è dipinta a mo' di cielo con
al centro due angioletti.
Al presbiterio si accede attraverso un arco ribassato retto da
lesene, che delimita il vano dell'altare, coperto con volta a botte,
mentre
il coro è coperto con una volta a pianta ellittica, ornata
da un medaglione centrale, impostata sull'arcata anteriore e sulle
altre tre aggettanti dalle pareti. In posizione raffigurante "il
martirio di san Lorenzo" dipinto nel i583 da centrale, entro.-
un'elegante cornice in stucco, il quadro Denijs Calvaert, detto Dionisio
Fiammingo. Nato ad Anversa nel 1540: si trasferì poco più che
ventenne in Italia, studiando a Bologna e a Roma; nella prima città aprì,
nel 1572, un proprio studio, assai frequentato, spostandosi però in
vari centri dell'Italia settentrionale, tra cui Parma, ove assimilò il
fare del Correggio e del Parmigianino; morì a Bologna nel
1619.
A destra del presbiterio, fra questo e la sacrestia, si innalza
il campanile, costituito da una torre assai bassa, impostata su
un altissimo
basamento a scarpa, appartenente certamente ad una struttura più antica.
La cella campanaria, unico elemento che emerge completamente al di
sopra dei tetti, ha un disegno semplice ove, al centro di un ampio
sottosquadro, si apre la stretta arcata da cui si affacciano le campane;
un'alta cornice reca motivi ornamentali contemporanei a quelli della
facciata. La cuspide piramidale, contornata da quattro pigne in cemento,
regge la croce sommitale. La canonica , che si sviluppa, un po arretrata,
sui lati settentrionale ed orientale, si integra con la sacrestia,
il campanile ed alcuni piccoli ambienti di sefvizio, posti a meridione,
avvolgendo così su tre lati il sacro edificio e formando con
questo un tuttuno indivisibile volumetricamente, anche in considerazione
del fatto che il complesso sorge praticamente isolato. L'interno,
distribuito su due piani é costituito da diversi locali; quelli
del lato settentrionale risultano tutti disassati, in quanto il fronte
occidentale del fabbricato appare inclinato rispetto al contiguo
muro laterale della chiesa. Se consideriamo che anche le pareti perimetrali
presentano spessori differenti tra loro, dobbiamo supporre che l'attuale
edificio sia frutto di vari ampliamenti e rimaneggiamenti, che sì sono
succeduti nel tempo.
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