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Il matrimonio e la legge italiana

 


Art 29 della Costituzione italiana: La repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Art. 143 del Codice Civile (diritti e doveri reciproci dei coniugi): Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia ed alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.
Questi due articoli, ma ne esistono innumerevoli altri tanto nella Costituzione, quanto nel Codice Civile (vengono letti sia durante il rito civile sia al termine della cerimonia religiosa, che ha assunto dopo il Concordato anche valore civile), sanciscono che secondo la legge italiana il matrimonio è il fondamento stesso della famiglia e quindi della società. Se ciò è innegabile, va notato che non è più possibile non prendere atto dell'evoluzione del concetto stesso di famiglia. La legislazione, a partire dagli anni '80 si sta aprendo verso una maggiore tutela delle cosiddette "famiglie di fatto" o convivenze more uxorio, seppure con pronunciamenti altalenanti. Le questioni più urgenti e spinose da risolvere toccano da vicino la sfera dei diritti dell'individuo. Ai conviventi sono ancora negate forme di tutela giuridica riservate esclusivamente ai coniugi (tutela dei figli, diritto di subentro in un contratto di locazione, pensione di reversibilità, norme patrimoniali ed economiche a tutela del convivente più debole in caso di fine del rapporto…). È utile autocertificare il propri regime di convivenza per favorire in qualche modo il riconoscimento di tali diritti, ma la strada per una parificazione almeno giuridica, appare ancora lunga. Gli studi sociologici spiegano la tendenza al calo dei matrimoni sostenendo che molte coppie, a maggioranza non giovanissime come invece accade all'estero, deciderebbero di convivere come coniugi pur non essendo giuridicamente tali per affrancarsi da obblighi e vincoli formali reciproci, in vista di una eventuale fine del rapporto. Sarebbe quindi una sorta di deresponsabilizzazione, in realtà la non esistenza di normativa specifica consente alle coppie di fatto una maggiore libertà soprattutto nei rapporti di natura economica (ad esempio nel conteggio degli assegni familiari spettanti al lavoratore dipendente per i figli, si tiene conto del redito del coniuge ma non di quello del convivente). A prescindere dalle motivazioni personali, morali o sociali che fanno optare, una volta deciso che la vita di coppia è ciò che fa per noi, per la convivenza o per un matrimonio in piena regola, è opportuno riconoscere che, nonostante molte statistiche rivolte alle nuove generazioni rendano poca giustizia al Matrimonio, si parli di crisi e di crescita esponenziale di separazioni e divorzi, il giorno del SÌ rimane comunque uno dei più emozionanti e attesi per chi ha la fortuna di viverlo e richiede mesi di preparativi che non possono essere trascurati. È consigliabile sia a chi si vuole sposare in Chiesa con rito cattolico che in Municipio con rito civile, iniziare a richiedere tutti i documenti necessari con almeno tre mesi di anticipo rispetto alla data stabilita per le nozze, con un margine più ampio per chi si sposa dopo le ferie estive.