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Medioevo

DOMINIO VESCOVILE (789-1220 d.C.)

Con la donazione del 789 di Magno, Castell’Arquato passa sotto il dominio del Vescovo di Piacenza, che tra l’altro poco prima dell’anno mille riceverà dall’imperatore Ottone III il titolo di conte [il primo vescovo-conte di Piacenza è Sigifredo]. È questo un momento particolare della storia della Chiesa, fin troppo intrecciato con le vicende del potere temporale.
Ci sono testimonianze che negli ultimi decenni del primo millennio il borgo arquatese godesse di notevole vitalità. Venivano allestite almeno tre volte l’anno importanti fiere nelle quali si commerciavano bestiame, vino, olio, cereali, forse anche prodotti finiti. I proventi di queste attività commerciali sono in questi secoli a vantaggio dell’autorità vescovile. Intorno all’anno mille anche Castell’Arquato gode della ripresa dopo i secoli bui e vede un aumento del fenomeno di urbanizzazione con la nascita del quartiere poi detto di Monteguzzo, nella parte inferiore del terrazzamento naturale su cui era sorto il primitivo castrum.
Negli anni della discesa del Barbarossa (1154) esistevano corti vescovili e homines del vescovo, che avevano l’obbligo di provvedere alla custodia delle fortificazioni. Il Vescovo godeva per il territorio arquatese del fodro [diritto di esazione delle imposte dirette] su tutti gli uomini, nobiles, burgenses o castellani che posseggono case e terreni e sugli ecclesiastici di Santa Maria.
In conclusione si può ricavare dalle fonti che i Vescovi di Piacenza esercitassero su Castell’Arquato un forte potere di carattere feudale e patrimoniale, minore doveva essere il peso del Comune di Piacenza. Parecchi abitanti della Val d’Arda erano sottoposti a giuramento di fedeltà feudale, il Vescovo esercitava i cosiddetti poteri bannali. [sono poteri di comando, di reclutamento di soldati, di amministrazione di giustizia, di imposizione di tributi, e di ore di lavoro; obblighi a servirsi, e a pagarne l’uso, del mulino, del frantoio, del forno del signore]
Dal 1204 al 1207 il Vescovo di Piacenza Grimerio scelse come dimora Castell’Arquato, luogo sicuro durante le lotte per intaccare immunità e privilegi economici del clero, tra Comune piacentino ed Episcopato. In questo periodo Grimerio getta le basi di una maggiore autonomia del borgo per sottrarlo all’influenza del comune di Piacenza. È un momento di crisi economica per l’Episcopato piacentino come per la pieve arquatese.
La concessione del governo autonomo avviene ufficialmente nell’estate del 1220.

TRA CONSOLI (1220-1223), PODESTÀ E SCOTTI
Il primo documento dell’archivio storico della comunità arquatese, giunto attraverso copia quattrocentesca e trascrizione del Campi, è del 10 agosto 1220 e certifica che il vescovo Vicedomio cede al comune e agli homines di Castell’Arquato tutti i suoi beni nel borgo e nel territorio, dandoli in enfiteusi per 700 lire piacentine. Per 200 lire e un piccolo canone annuo cede anche “a titolo di investitura in perpetuo tutte le giurisdizioni, onori e ragioni di decimare” di Castell’Arquato, Lusurasco, San Lorenzo e Vernasca.
Dal 1220 al 1223 sono ai vertici del potere i rappresentanti del popolo, è la breve fase consolare. Segue la lunga parentesi podestarile, nella quale i Podestà erano nominati dal Comune di Piacenza tra i membri più illustri delle famiglie piacentine (ad es. Scotti e Visconti) e restavano in carica tre anni. Il Podestà aveva funzioni civili e politiche, amministrava la giustizia. Organo supremo di governo è il Consiglio generale, presieduto dal Podestà o da un suo Vicario, con la presenza dell’Arciprete.
Castell’Arquato non sfugge alle aspre lotte che dilaniano l’Italia tra Guelfi e Ghibellini. Nel 1256 il borgo di parte guelfa (come il Comune di Piacenza), viene assalito dal ghibellino Oberto Pallavicino: memorabile la resistenza di Castell’Arquato. Gli assalitori furono sconfitti e venticinque impiccati a Piacenza.
La fase podestarile termina nel 1290 quando Alberto Scotti, sostenuto dal partito guelfo, dal ceto mercantile e dalle corporazioni degli artigiani, diventa signore di Piacenza. Anche Castell’Arquato diventa una signoria vera e propria. Lo Scotti si lega alla famiglia Visconti (con Matteo) ed estende il proprio dominio al territorio di Piacenza. A Castell’Arquato insedia il podestà Tedesio de’ Spectinis. L’alleanza coi Visconti finisce nel 1302, il figlio di Matteo, Galeazzo, sposa Beatrice d’Este e sposta il peso delle alleanze, dando il via ad un periodo di scontri che porteranno lo Scotti a mettere le mani anche su Milano.
Nel 1304 Alberto Scotti viene cacciato da Castell’Arquato dal Comune di Piacenza, ma vi tornò tre anni dopo. Dopo la discesa di Arrigo VII del 1310 lo Scotti governerà il borgo, a fasi alterne, fino al 1316 quando il Visconti assalì Castell’Arquato. Lo Scoto resistette un anno, poi fu sconfitto e fatto prigioniero nel 1317.
Sotto il dominio dello Scoto, Castell’Arquato acquista prestigio politico e si arricchisce di molte delle costruzioni che si possono ammirare ancora oggi, tra cui il Palazzo di Giustizia, nucleo di quello che oggi è il Palazzo del Duca e il Palazzo del Podestà.

IL DOMINIO VISCONTEO (1317-1450)
La resa di Castell’Arquato (e dello Scotti) viene negoziata coi Visconti nel marzo del 1317 da quattro ambasciatori che si recano a Piacenza. Galeazzo Visconti non intende inimicarsi il borgo e gli concede “grazie speciali”: facoltà di emanciparsi giuridicamente da Piacenza, privilegio di dotarsi di un autonomo corpus di norme legislative, sarà il fondamento degli statuti quattrocenteschi. Inizia il dominio visconteo che durerà fino al 1450, tra alterne vicende.
Il borgo passa al fido visconteo Manfredo Landi che ne mantiene il governo fino al 1324, quando Castell’Arquato viene ceduto al comune di Piacenza, soggetta anch’essa al dominio della chiesa, che governa sul borgo per dodici anni. Il popolo arquatese fatica a rinunciare alle prerogative di autogoverno.
Piacenza torna ai Visconti nel 1336 con Azzo Visconti, che favorisce l’autonomia degli arquatesi da Piacenza, insediando un podestà di sua fiducia, Galvagno de’ Comini e facilitando la fortificazione di una zona così importante dal punto di vista strategico e militare. Muore a trentasette anni. A Luchino, suo successore, si deve la costruzione della Rocca (dal 1342), promossa dal Comune di Piacenza. Luchino muore misteriosamente nel 1349, gli succede il fratello Giovanni che muore già nel 1354 aprendo un periodo di lotte di successione che da Milano si estende a Castell’Arquato.
Continuano anche le controversie fiscali con il comune di Piacenza.
Nel 1403 Gian Galeazzo investe Borromeo de’ Borromei e la sua discendenza dei poteri feudali su Castell’Arquato, con annesse rendite fiscali. Ma il “marrano” passa dalla parte di Carlo VI di Valois, re di Francia. Il 1 maggio 1404 diventa regio feudo e il Comune di Piacenza protesta.
In un periodo di crisi per i Visconti, ne approfittano Francesco II e Giovanni Scotti che si impossessarono della Rocca. Già nel 1407 Alberto Scotti (nipote di Francesco e Giovanni) finse di accettare la proposta di suo cognato Giovanni Terzi di Parma: costui gli aveva proposto di uccidere i suoi zii e di renderlo unico erede del feudo. In realtà lo Scotti giustiziò il cognato nella Rocca. Gli Scotti comunque mantennero il governo fino al 1414. Nel 1412 era stato assassinato Gian Maria Visconti.
Minacciati dalla potente famiglia fiorenzuolana degli Arcelli, gli Scotti cedono i loro diritti agli arquatesi, che li rimettono a Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Dal 1416 al 1470 il borgo si chiamerà Castel Visconti.
Nel 1438 Filippo offre il feudo al condottiero Niccolò Piccinino, sotto il suo governo vengono promulgati gli Statuti Comunali, gli Statuta et Decreta Terrae Castri Arquati. Da Niccolò il borgo passa ai figli Francesco e Jacopo.
Il cupo periodo del dominio visconteo si chiude con la morte di Filippo Maria senza eredi. Su Milano si allunga la mano di suo genero Francesco Sforza, che viene proclamato dopo il 1447 anche signore di Piacenza e del contado.

IL DOMINIO DEGLI SFORZA (fino al 1707)
Francesco Sforza
Francesco Sforza è ormai sul trono di Milano, quando nel 1453 investe Bartolomeo Colleoni del feudo di Castell’Arquato. Per pochi mesi però, perché il condottiero passa alla Repubblica Veneta e il suo signore, gli toglie il feudo passandolo a Sceva da Corte e poi a Tiberto Brandolino da Forlì, anche lui fellone. È l’età dei capitani d’armi che mantengono per breve periodo il governo del borgo disinteressandosi della vita dei suoi abitanti.
Quando muore lo Sforza suo figlio Galeazzo Maria è troppo giovane per reggere le sorti del ducato milanese, che è di fatto nelle mani della madre Bianca. Dapprima lei investe il cognato Bosio Sforza, conte di Santa Fiora, del feudo arquatese poi per sanare i debiti del ducato glielo vende. Passa poi a suo figlio Francesco Sforza di Santa Fiora.
Nel 1499 la calata dei Francesi in Italia toglie momentaneamente Castell’Arquato (e Milano) agli Sforza: il potere è affidato a Pierre de Rohan “Gran Marescalco del Cristianissimo Lodovico Re di Francia”, che lo delega al podestà Francesco Torti. Nel 1500 è Marescalco Gian Giacomo Trivulzio. Poi, cacciati i francesi, il piacentino passa sotto al dominio pontificio, prima di tornare a Francesco Sforza di Santa Fiora nel 1512. Lo Sfroza muore nell’ottobre 1527.
Nel 1531 sale al potere Bosio II Sforza. Un anno prima papa Clemente VII unisce Castell’Arquato a Piacenza, sollevando le proteste degli arquatesi. Probabilmente risale a questi anni la costruzione dell’imponente Torrione Del Duca, che è ancora oggi oggetto si suggestive ipotesi sulla sua funzione e storia. Bosio II muore il 31 agosto 1533, la cittadinanza arquatese giura fedeltà alla “Serenissima sua moglie Costanza Farnese”.
Paolo III Farnese
Nel 1541 papa Paolo III Farnese, padre di Costanza, Signora di Castell’Arquato, concede l’indipendenza al borgo, avendone già gettato le premesse nel 1538 Memorabile è la sua visita nella primavera del 1543 in cui è acclamato dalla popolazione, riconoscente poiché l’indipendenza da Piacenza comportava anche alleggerimenti economici. In questa occasione il pontefice non risparmia lodi ai perfettissimi vini arquatesi.
Nel 1545 diventa signore di Castell’Arquato il condottiero Sforza Sforza, figlio di Bosio II e Costanza. Muore a Castell’Arquato nel 1575 e il suo monumento funebre è ancora visibile, ricorda le sue imprese guerresche per tutta Europa. Sforza Sforza sarà insignito dell’ordine del Toson d’oro dal re di Spagna.
Gli succede il figlio Francesco, cardinale, sotto la cui signoria si verificò nel 1620 la nota vicenda di Sergio e Laura. Qualche anno prima la storia registra la decapitazione di Pompeo Costerbosa che contro Francesco aveva tramato.