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La presenza di insediamenti
umani in territorio arquatese è testimoniata da reperti risalenti almeno al Paleolitico
inferiore . Gli uomini del Paleolitico inferiore erano dediti alla
caccia di grandi erbivori e alla raccolta in un ambiente simile alla
steppa-prateria. Risalgono a quest’epoca i ritrovamenti in
zona “Casa Marani” e “Pozzo Panegano” di
cinque manufatti litici.
Nel Neolitico diventano stabili gli insediamenti
umani che lasciano i ritrovamenti risalenti al IV millenio a.C.
La presenza umana nei
pressi di Castell’Arquato è testimoniata a partire dall’Età del
rame (o Eneolitico, 2000-1800 a.C.) dal ritrovamento di pugnali litici
foliati detti “remedelliani” e di cuspidi di lancia.
Il Piacentino è particolarmente scarso di testimonianze dell’età del
bronzo antico (dal 1800 a.C.), nota anche per la cultura delle Terramare
. Molti studiosi sono concordi nel definire un periodo di “vuoto
culturale” per il Piacentino fino alla metà del VI secolo
a.C per la scarsità dei reperti.
I reperti classificati come preromani
della vicina Veleja, fanno ipotizzare l’esistenza dell’abitato dai tempi protostorici
alla romanizzazione. E altre considerazioni vanno in direzione di
un’influenza gallico-celtica prima di quella Romana sul nostro
territorio.
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