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In
genere non metto mai i “piedi sotto il tavolo” prima
di aver visitato tutto il visitabile di una città, di un
paese o di un borgo e questo alla fine mi costringe ad azzannare
un panino, magari alle tre del pomeriggio e rimandare il resto
della parte culinaria alla chiusura dei musei.
A Castell’arquato, invece, è stato tutto il contrario…e non
mi lamento proprio.
Il primo impatto è stato con il cibo, non vi dico il nome del ristorante,
per non fare pubblicità gratuita, ma “il rancio è stato ottimo
e abbondante” e il prezzo direi onesto…con i tempi che corrono.
Dopo di che mi sono avviato per le strada che porta alla piazza e alla rocca…e
il primo negozio che ho visto una salumeria ricca di prodotti locali…da
leccarsi i baffi nonostante l’abbondante pranzo.

Non voglio
tediare nessuno con un resoconto dettagliato della visita, per
questo ci sono ottime guide cartacee e virtuali, solo qualche piccola
osservazione di carattere strettamente personale.
Mi è sempre piaciuto “vagare” per i borghi medioevali a
volte non tanto alla ricerca di chissà quale emergenza architettonica
quanto per immedesimarmi e immaginare che cosa avrebbe potuto vedere il “cives” del
1375 o del 1399 mentre percorreva il mio stesso itinerario.
Le due curve secche e la salita sui cui ciottolato rimbombavano i colpi metallici
dei ferri di un cavallo, o magari il vociare dei ragazzini o il lento incedere
di un carro traballante. Chissà com’era il panorama. Boschi? Campi
coltivati? Il letto del torrente sottostante scorreva proprio dove lo vedo
io oppure…
La piazza magari con un fiorente mercato; la ronda di guardia sulla torre della
rocca, dal portone aperto della Collegiata un forte odore di incenso: si sono
scritti migliaia di volumi sulla storia di epoche vicine e lontane, ma mi chiedo
sempre com’erano le fragranze, com’era il cielo, cosa si provava
affacciandosi ad una finestra guardando il panorama sottostante…
La nostra è invece una realtà diversa, una realtà fatta
di ricostruzioni di supposizioni; e al riguardo sono veramente interessanti
ed “ intriganti” le ricostruzioni audio, video e modellistiche
che si incontrano nelle stanze della torre del castello. In genere si paga
un biglietto per farsi una scomodissima rampa di scale e godersi un veloce
panorama: nel caso di Castell’Arquato invece, al panorama si aggiunge
molto di più: entri direttamente nella storia del castello e del borgo
sottostante.
Allo stesso modo si respira un’aria particolare anche nel chiostro con
annesso museo della Collegiata e nella Collegiata stessa dove la cappella di
Santa Caterina invita ad una attenta disamina degli affreschi dipinti sui suoi
quattro lati e sulla volta. Un consiglio, se siete in una giornata di sole,
non accendete i faretti che illuminano la cappella ma cercate le diverse tonalità di
colore e i chiari-scuri o le dominanti creati del sole che entra dalla finestra
vetrata.
Il resto poi è tutto da scoprire…
Alla fine ho già deciso
che vale la pena di tornarci a Castell’Arquato…magari
per vedere il borgo con la nebbia, in autunno, poi mi chiedo ma
a Castell’Arquato scende la nebbia?
Massimiliano Vigo
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